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Il Mental Training

Per emergere in una competizione sportiva non servono solo doti naturali, ma anche preparazione tecnica, forza di volontà e passione. Oltre a questo, non deve mancare un buon equilibrio emotivo, fattore critico durante tutti i tipi di allenamento.

Come si fa a mantenere un’elevata concentrazione nei momenti critici?

Come si fa a non mollare quando il nostro cervello urla basta?

Ecco che ci viene incontro il Mental Training, ovvero un metodo psicologico che permette di concentrarsi sull’obiettivo anche in condizioni di grande stress fisico e psicofisico.

In particolare può aiutare in:

  • Controllo mentale della fatica;
  • Gestione dell’ansia;
  • Monitoraggio delle soglie di stress;
  • Concentrazione;
  • Capacità di attenzione;
  • Aumento dell’autostima; 
  • Conoscenza di sé e delle proprie emozioni;
  • Ottimizzazione della prestazione;
  • Controllo e supporto psicologico per il dolore atletico acuto e cronico.

Il Mental Training è dunque un programma articolato di allenamento psicologico, composto da diverse aree tematiche, selezionate in base alla specificità della disciplina sportiva, all’obiettivo da raggiungere e alle caratteristiche della personalità del singolo atleta.

Le origini

Il Mental Training nasce come branca della Psicologia dello Sport che si occupa di indagare gli aspetti psicologici, psicofisiologici, sociali e pedagogici legati all’attività sportiva. Le sue origini risalgono alla fine dell’800, ma è negli ultimi 40 anni ha conosciuto una grande diffusione. Nel 1965 è nata l’International Society of Sport Psychology, attraverso la quale si è dato impulso a ricerche e sperimentazioni sul miglioramento della prestazione sportiva, sulla personalità e sulla motivazione degli atleti.

Tuttavia l’Italia, rispetto ad altri paesi come gli Stati Uniti e i paesi del Nord Europa, non ha saputo dare realmente avvio ad una diffusione e applicazione di sistemi e tecniche legate alla psicologia dello sport.

Ma come funziona?

Per gli atleti professionisti il mental training è parte integrante del processo di preparazione alle competizioni. Concentrandosi sulle loro facoltà cognitive allenano e migliorano le sequenze dei movimenti. Esercizi per altre funzioni mentali fanno sì che l’atleta mantenga la fiducia in sé stesso e rimanga concentrato anche sotto pressione, durante una competizione mondiale.

Vediamo alcune tecniche di mental training:

  1. Focalizzazione dell’attenzione e concentrazione (Focusing) 

L’atleta impara a concentrarsi sul suo compito per periodi sempre più lunghi impedendo ai fattori distraenti interni ed esterni di distoglierlo dalla prova.

  1. Incremento della motivazione e dell’autostima

La fiducia e la sicurezza in se stessi sono fattori decisivi che determinano l’atteggiamento durante le competizioni sportive.

Questo processo deve dirigersi verso un percorso in cui la stima, l’approvazione e la sicurezza venga effettuata guardando all’interno della persona piuttosto che all’esterno.

  1. Formulazione degli obiettivi (Goal setting)

Definire una scala di obiettivi a lungo, medio, breve termine deve diventare una delle prassi che consente di pianificare in modo dettagliato tutti quei traguardi che ci si prefigge di raggiungere.

  1. Abilità immaginativa (Imagery)

Attraverso i processi di visualizzazione – come ad esempio osservare altri atleti durante una performance sportiva con video ripetuti, concentrandosi sulla ripetizione delle singole sequenze di movimento – è possibile svolgere un training “ideomotorio” anche definito “imagery” di grande efficacia per la prestazione.

  1. Rilassamento

Le tecniche usate maggiormente sono il training autogeno per consentire al soggetto di prendere coscienza del proprio stato di attivazione.

  1. Gestione dell’attivazione fisiologica (Gestione dell’Arousal)

Quando si deve effettuare una prestazione, l’organismo si predispone mettendo in azione una serie di processi fisiologici che si caratterizzano con il termine “arousal”, uno stato di attivazione in cui si assiste all’aumento della vigilanza e dell’attenzione, con una maggiore frequenza cardiaca, attività respiratoria, circolatoria e muscolare. È importante che l’atleta attraverso un allenamento specifico riesca a controllare e gestire al meglio e secondo le necessità lo stato di attivazione e di disattivazione.

Conclusioni

Oggigiorno l’allenamento mentale è sempre più utilizzato nel mondo dello sport professionistico, specialmente nel tennis, nel golf e nell’atletica leggera più che nel calcio e nel basket. Quando un allenatore comincia a preoccuparsi, oltre che del corpo dell’atleta, anche della sua mente si hanno risposte prestative migliorate e elevate in ciascuno sport.

In breve quindi, il mental training può aiutare a:

  • migliorare le sequenze di movimenti,
  • migliorare la percezione che si ha di sé stessi e quindi aumentare la fiducia,
  • gestire meglio lo stress della performance sportiva,
  • pianificare gli obiettivi a medio-lungo termine.